Schivare tutto ciò che è prevedibile : “Teorie della comprensione profonda delle cose”

© Fotografia di Raffaele Auteri

di VALENTINA DI CESARE

Colgo infine l’occasione, nel salutarvi, per mettervi a parte del pro- getto su cui sto fantasticando in questi giorni. Tre anni scarsi di lettura di romanzi e critica letteraria e la scrittura di quasi trecento pagine di tesi dottorale mi hanno destinato a una profonda idiosincrasia per il mondo accademico: ho quindi intenzione, essendo la commissione docenti, con tutta probabilità, obbligata a conferirmi un titolo se non altro per giustificare gli imbarazzanti ritardi e le innumerevoli disfunzioni del sistema universitario di cui la commissione stessa fa parte ho intenzione, dicevo, di ingurgitare oscene quantità di cibo per i tre giorni che precedono la discussione della tesi, presentarmi di fronte alla commissione gonfio come un otre, calarmi le brache e cacare senza risparmio sulla bella cattedra di mogano dell’Aula Magna, costringendo comunque il collegio a dichiararmi dottore di ricerca in Letterature Comparate col massimo del sorriso.

Alfredo il Pelato gestisce un blog assai singolare: non una delle solite piattaforme pronte a sciorinare, a giorni alterni, presunti capolavori imperdibili della letteratura o del cinema, ma uno spazio virtuale decisamente insolito. “Teorie della comprensione profonda delle cose”questo il nome del blog, ospita pensieri tutt’altro che consolatori, poichè l’attenzione del suo autore si propone di far luce sulle indecenze più profonde della ormai degradata umanità contemporanea, tanto da arrivare a caldeggiarne  l’estinzione. Blogger ma anche dottore di ricerca in Letterature Comparate, il Pelato guadagna qualche soldo facendo ripetizioni al piccolo Max , ragazzo di soli dodici anni che possiede capacità intellettive sorprendenti, debitamente nascoste alla propria famiglia e ai suoi professori. Attraverso i lunghi temi prodotti dal  geniale Max, emergeranno le vicende Paesone, questa località surreale che fa da sfondo al romanzo di Alfredo PalombaTeorie della comprensione profonda delle cose (edito da Wojtek nel novembre 2019) . Dalle storie più antiche a quelle più recenti, verranno a galla le peripezie di bizzarri abitanti del luogo, appartenenti al passato e al  presente, personaggi cinici e alienati,  pesantemente ossessionati da improbabili convinzioni;  figure distanti ma speculari che finiranno col rivelare al lettore quanto, dietro a ogni loro comportamento , si celi un dolore profondo e accecante.

«Olà, nobile cavaliere che in questa tiepida notte vaghi solitario per Paisón, conducendoti col tuo destriero alla cerca d’ingiustizie cui opporre la valente forza del bene! Olà! Olà!». Don Pagnotte si voltò in direzione della voce alle sue spalle, scorgendo in un primo momento solo il buio del paese, rischiarato in parte dalla luce giallastra dei lampioni e, di tanto in tanto, dai fari di un’auto di passaggio che il cavaliere si sforzava di ignorare, non senza un certo disagio. Poi vide una figura che si delineava e andava avvicinandosi a passo svelto: si trattava di un ragazzino, basso di sta- tura, rotondetto e dai capelli somiglianti a un covone di paglia o a un grosso alveare. Il buon Claudicante si sedette accanto al padrone e attese, scodinzolando pigramente e osservando anche lui lo straniero. «Chi cerca il gentiluomo don Pagnotte, cavaliere senza macchia, sempre pronto a imprese d’eroico ardore?». Il giovanotto aveva il fiato corto e ci mise un po’ a rispondere: «Athanasius Kircher son io, studioso dei mille misteri del mondo, allievo del vostro amico e cronachista don Alferido del Colombo, il quale mi disincantò dalla malia di Coglionazzo.

 

Quello che  Palomba ha scritto è un romanzo architettonicamente composito, ricco di continue  e improvvise deviazioni che sembrerebbero messe volutamente a distrarre il lettore, come a voler riprodurre sulla pagina quella che in fondo è la nostra esistenza ultra-esposta a stimoli e informazioni di ogni genere . Lo sguardo di Alfredo Palomba sulla realtà è  estremamente  lucido,  un  mirino di precisione che va a colpire con esattezza al  nodo centrale delle cose per poi dipanarsi all’esterno,   insinuandosi  senza paura dove è più comodo non arrischiarsi. La voce di Palomba schiva tutto ciò che è prevedibile, è pronta a non negoziare nulla,  e sin dal principio fa luce sull’impossibilità di adeguarsi ad ogni forma di mediazione con le categorie precostituite afferenti a gran parte della letteratura contemporanea.  Nel romanzo ma anche nelle sue precedenti prove letterarie rintracciabili, per chi volesse,  in rete, Palomba mostra l’evidente talento di  saper  manipolare un linguaggio abbondante,  fantasioso, bizzarro, che talvolta appare incontenibile, ricco di arzigogoli e “fuochi artificiali” di parole. Tutto ciò non vuol significare però, che Teorie della comprensione profonda delle cose sia un romanzo fine a se stesso; nonostante la voce dello scrittore riesca ad esprimere una sorta di godimento nello  squadernare con cura parole, suoni e concetti sfavillanti, il testo si presta a più livelli di lettura. L’intento da parte dell’autore di snodare il groviglio,  il desiderio (incompiuto) di dare un senso a un reale così caotico, a una società governata dai dogmi della più una ripugnante apparenza,  si accompagna a un pluristilismo armonico e piacevolmente maneggiato, che sa alternare registri linguistici disparati. Dinanzi all’ impoverimento progressivo della lingua e alla standardizzazione della trama, quello di Palomba è un romanzo felicemente diverso, spietatamente veritiero e saggio, dalla lingua più volte oltraggiosa . D’altronde, non è altrettanto oltraggiosa la nostra realtà?

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